La composizione del testo

I caratteri mobili, per poter essere usati nella composizione del testo, venivano riposti in un apposito contenitore, la cassa tipografica. Originariamente la cassa era un'unica struttura rettangolare dotata di un certo numero di scomparti (all'incirca 160), all'interno di ciascuno dei quali venivano conservate le varie copie di ogni singolo carattere. I segni più in uso erano sistemati verso il centro della cassa, più a portata di mano del compositore, e il loro scomparto era di misure superiori a quello dei segni meno usati. Verso la metà del XVII secolo erano già in uso casse doppie, suddivise cioè in "cassa alta" e "cassa bassa".

La "cassa alta" aveva 98 scomparti di uguali dimensioni, e conteneva nella parte destra le piccole maiuscole disposte in ordine alfabetico, segni commerciali e qualche segno di punteggiatura; la parte sinistra conteneva le maiuscole, le lettere accentate e le doppie. La "cassa bassa" conteneva 54 scomparti di differenti dimensioni con le minuscole, i numeri e gli spazi, disposti in modo che i segni più usati fossero negli scomparti più grandi e vicini al compositore.

Il compositore, attingendo dalla cassa, prelevava direttamente i singoli caratteri e, aiutato dalla tacca che ognuno di essi aveva parallelamente alla spalla, senza dover ogni volta controllarne l'orientamento, li affiancava rovesciati, da sinistra verso destra, su uno strumento chiamato compositoio, un piccolo regolo a squadra con cursore di misurazione, sul quale formava la linea (o riga) di parole debitamente spaziate, fino a raggiungere la giustezza voluta, cioè l'esatta lunghezza prestabilita e misurata in righe tipografiche. A questo punto ogni singola linea di caratteri veniva raggruppata su un piano metallico dotato di squadra, detto vantaggio, dove si andava progressivamente formando l'incolonnamento della pagina, che alla fine veniva legata strettamente da fili di spago. Eventuali aumenti di spaziatura tra le linee si ottenevano interponendo sottili lastre metalliche, le interlinee. Si procedeva poi alla composizione della pagina seguente, fino al completamento dell'intera forma tipografica, composta da un numero di pagine variabile a seconda della struttura dei fascicoli: due, quattro, otto, dodici o sedici. Il tutto era poi saldamente fissato per mezzo di cunei che, interposti tra le pagine e il margine della forma, compattavano i vari elementi di stampa.

Una volta completata la forma, il compositore procedeva all'imposizione, ossia alla distribuzione delle pagine nell'ordine e nell'orientamento appropriato in vista del futuro schema di fascicolazione.

Si passava poi alla stampa delle bozze, lasciando ampi margini al testo per le correzioni, che venivano effettuate dal correttore di bozze, che usava particolari segni convenzionali per indicare gli errori e le correzioni da apportare. Quindi il compositore apportava le modifiche richieste, in vista di eventuali seconde bozze o della stampa. Una volta completata la tiratura di un fascicolo, data la non enorme disponibilità di caratteri, al compositore era richiesto di disfare le forme e ridistribuire i caratteri nelle casse, perché fossero così disponibili per nuove forme.


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Una coppia di casse tipografiche sul tavolo di lavoro del compositore.
Una coppia di casse tipografiche sul tavolo di lavoro del compositore.

 

 

 

 

 

Un compositore al banco. In basso sono visibili le "forme" tipografiche.

 

Una forma tipografica in fase di composizione
Una forma tipografica in fase di composizione

 

 

   
 
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