Fintanto che la terra sarà colma di sapere

a storia dei Soncino, famiglia di stampatori ebrei che operò in Italia dal 1483 al 1527, inizia in provincia di Cremona, con una strana benedizione. Yehoshua Shelomoh ben Israel Natan, prestatore a pegno originario di Spira stabilitosi nel borgo di Soncino nel 1454, così scrive infatti al figlio, Yehoshua Shelomoh, nel colophon del primo libro da lui stampato: "Tu costruirai l'edificio del mondo, innalzerai le corna della sapienza e produrrai libri mediante la stampa; in questo vi sono due utilità somme: l'una è che prestissimo se ne produrranno molti, fintanto che la terra sarà colma di sapere; l'altra che il loro prezzo non arriverà a quello dei libri scritti con la penna o con lo stilo e chi non avrà sostanze sufficienti per acquisti costosi li comprerà a vil prezzo e al posto dell'oro darà l'argento" (Masseket berakot, 1483).

Le ragioni portate dal fondatore sono di ordine sia religioso (la maggior diffusione della cultura ebraica) sia economico. A ogni modo, il figlio obbedì e stampò a Soncino venticinque edizioni circa, prima di trasferirsi a Napoli dove morì nel 1493. A restare per qualche anno ancora, prendendo il cognome di Soncino, sono i cugini, Gershom e Shelomoh, che qui stamparono altre cinque edizioni di opere ebraiche.

Poco o nulla si sa del processo di produzione impiegato, del tipo di carta, dei caratteri usati e del numero dei torchi. Dall'esame dei testi si possono però dedurre le scelte operate dai Soncino, che scelsero di pubblicare soprattutto opere sui precetti e le funzioni liturgiche, commentate e annotate. Nel 1488 la prima Bibbia completa in ebraico uscì dalla tipografia dei Soncino, unici stampatori ebrei in attività in Italia dall'ultimo decennio del Quattrocento al quarto del Cinquecento.
Negli anni seguenti fu Gershom a portare avanti la tipografia, spostandosi prima a Brescia e a Barco e quindi a Venezia, dove probabilmente contava di fermarsi, inserendo la sua impresa nel circuito dell'editoria internazionale. I Soncino furono quindi nella città di San Marco a partire dal 1498, in rapporti non occasionali con Aldo Manuzio, per il quale Gershom scrisse la Introductio perbrevis ad hebraicam linguam e con il quale forse - ma siamo nel campo della congettura - progettava di partecipare alla realizzazione della Bibbia poliglotta. Fatto è che i rapporti con Manuzio si guastarono presto e che Gershom, in polemica con l'editore, convinse Francesco Grifo a lasciare Venezia e a seguirlo nel suo successivo spostamento a Fano.

A rovinare i piani di insediamento di Gershom a Venezia concorse anche l'acerrima concorrenza fattagli da Daniel Bomberg, un ricco cristiano di Anversa che investì ingenti capitali per stampare libri ebraici a Venezia. La delusione dovette essere grande, per Gershom Soncino, che lasciò Venezia per Fano dove inaugurò un nuovo corso editoriale, basato non più soltanto su pubblicazioni in ebraico ma anche su testi in latino e in volgare. Una produzione, quest'ultima, forse di ripiego (almeno per la cura ripostavi) ma indispensabile alla sopravvivenza dell'azienda.

Si trattava, perlopiù, di opere destinate alla scuola, realizzate in collaborazione con il grammatico umanista maceratese Lorenzo Astemio, che infuse una certa originalità nella scelta dei testi antologizzati. Per necessità la tipografia si trovò a pubblicare anche stampe di statuti locali e di regole monastiche e altri testi volgari su commissione, ma Gershom si prestava malvolentieri a questi impegni e ciò gli valse screzi anche gravi con i signori che di volta in volta accolsero la tipografia nella loro città.

Come scriveva Franco Bontempi nell'introduzione alla mostra Il ferro e la stella (Brescia, Palazzo del Broletto, 27 maggio-13 giugno 1993), "una ulteriore conferma della difficoltà di inserimento [dei Soncino] viene dal rigore con cui viene affermata la religione ebraica nei confronti di quella cristiana. [...] L'atteggiamento rigoroso in campo religioso si traduceva in una scelta altrettanto severa nella edizione dei testi. Non solo venivano controllati i diversi manoscritti, ma si scelsero dei revisori particolarmente esperti, il Tintori, lo Strasbourg, il Basilea e il Bonfoi, per controllare l'esattezza della pubblicazione. Sempre nei colofon vengono ricordati i vari passaggi. Dopo aver stabilito il testo, corretto col confronto dei diversi manoscritti, il manoscritto veniva dato agli operai per la composizione. Si faceva quindi una bozza che veniva corretta dal revisore. Per evitare che il nome di Dio potesse essere pronunciato inavvertitamente o potesse smarrirsi, i Soncino cambiarono addirittura alcune lettere, sostituendo le due he con un dalet e un qof".

Secondo la ricostruzione di Ennio Sandal (Gershom, Girolamo, Hieronymus, le edizioni del Soncino nelle città adriatiche 1502-1527, Edizioni dei Soncino, Soncino 2001, p. 27) "nei primi tre decenni del secolo XVI Gershom Soncino stampò a Fano (1502-1506, 1508, 1515-1516), a Pesaro (1507-1508, 1509-1515, 1517, 1519-1520), a Ortona (1518-1519) e a Rimini (1520-1527). Inoltre, egli stampò, o fece stampare a proprio nome, alcune edizioni ad Ancona (1513-1517) e a Cesena (1527). In un quarto di secolo (1502-1527) Gershom pubblicò quasi un centinaio di edizioni in volgare, in latino e in greco, e una ottantina di edizioni in ebraico".

Nel 1527, a seguito del peggiorare dei rapporti dei Soncino con le autorità civili e religiose italiane, Gershom decise di abbandonare la penisola e di raggiungere il figlio Mosheh, che dal 1520 conduceva un'officina di stampa a Salonicco, nella Turchia greca. Continuò la sua opera a Salonicco e a Costantinopoli poi fino al 1534, anno della sua morte. I figli Mosheh ed Eliezel proseguirono a stampare in Turchia e in Egitto fino al 1557.


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La casa degli stampatori, a Soncino, attualmente sede di un museo dedicato alla famiglia

 

 

Interno della casa degli stampatori a Soncino

 

Ricostruzione di un torchio della fine del XV secolo

 

 

Vecchio Testamento, Yehoshua Shelomoh ben Israel Natan Soncino, Napoli 1492 c.a.
   
 
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